ASTINENZA DA NEW YORK

Sono passate due settimane. Sarò molto onesta: sto iniziando a sbroccare ragazzi! Mi manca tutto di New York. Nel bene e nel male. Il caos, il freddo (quasi 0 gradi in questi giorni), i ritmi infernali. La vista dello skyline. La metro piena la mattina presto. Il profumo del caffè americano di Sweet Leaf sotto casa. Le vetrine piene di cose improponibili nei negozi di dolci. Le mie maratone di scrittura a New York Public Library. Correre a destra e a sinistra con il mio zainetto con i teschi. Meeting, networking events. Persone da incontrare. Con le quali confrontarmi. Il Metropolitan Museum a confortarmi nei momenti no.

Qui mi manca l’aria. L’ho capito quando, parlando al telefono con una collega a New York, mi ha detto: “ti sento diversa, spenta”. Non me n’ero resa conto subito. Che qualcosa non andasse l’avevo anche percepito in tempi record. Ma non avevo individuato la fonte del problema. Credevo fosse lo stress del periodo. L’essere in viaggio continuamente. Un progetto al quale lavoro da anni che si sta piano piano esaurendo. La fine di un pezzo di vita. E invece no: era la mancanza di New York. Non tanto della città, ma di quello che significa per me. Il mio mondo intero è li, da ormai 12 anni.

E allora a questo punto, mentre prima mi chiedevo “should I stay or should I go?” ora mi chiedo: “will I ever leave her?” – riuscirò mai a lasciarla, questa città? La mia New York che cosí tanto mi ha dato e tolto. Mi sento quasi una drogata sapete? In astinenza.

Vago per l’Italia e incontro persone splendide. Do un volto ai vostri profili. E mi sento felice, non fraintendetemi. Felice e fortunata per questa splendida opportunità che mi è arrivata. Per questo mini-tour, per tutti i vostri abbracci e per le parole belle che mi dite.

Eppure manca qualcosa.
L’energia inesauribile. L’irresponsabile consapevolezza che tutto è possibile. La voglia di ricominciare ogni giorno da capo. Di provare. Di vivere. Manca New York.

E poi c’è lei: l’Italia. Sempre cosí bella. Cosí piena. Saporita. Complicata. Agrodolce.
L’adoro.
Mi perdo come solo un’americana alla sua prima vacanza nel nostro paese farebbe: mi commuovo davanti alle pasticcerie, sorrido guardando il giornalaio parlare con il fiorista all’angolo della strada. E poi i bambini che corrono nelle piazze. E le signore dai capelli bianchi, sempre impeccabili, che prendono il caffè insieme di pomeriggio. E i pensionati con le mani dietro la schiena a commentare chi passa. I gruppi di giocatori di scopa nei bar. Uomini e donne vestiti di gran gusto. Arte ad ogni angolo. Le chiese. Le colline. Il mare. I colori. I profumi.

Io sono anche questo. E poi tutto il resto. Pragmatica. Precisina. Determinata. Autoproclamata. Positiva. Instancabile.

Noi che viviamo all’estero siamo sempre un po’ stranieri nelle nostre nuove patrie. Viviamo di compromessi. Non siamo mai a casa da nessuna parte. La nostra casa la creiamo noi. Nelle nostre menti. Nei nostri cuori.

Ho ancora tanto da dare.
Un traghettatore che mi aspetta.
Una città da conquistare.

A presto, New York!

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Bellissimo articolo. Ogni volta che torno a bologna mi sento una turista estasiata dalla bellezza di quella città medioevale in cui sono cresciuta… ma dopo qualche giorno .. sento che devo ripartire …

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  2. trentazero ha detto:

    l’America mi mancava tantissimo dopo esser tornata, ma anche l’Australia. Sono come le storie che sono iniziate da poco, ne vuoi di più e ancora e subito. Anche quando, purtroppo, non si puo’!

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  3. Pat ha detto:

    Articolo che commuove…semplicemente tutto il mondo è una favola reale!

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  4. Pat ha detto:

    Articolo che commuove…semplicemente tutto il mondo è una favola reale!ho mia figlia che lavora e vive a ny ..ma io aspetto sempre che ritorni in Italia ..anche se dopo averti letto..sarà difficile,ny è ny!

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  5. Simone ha detto:

    Vorrei perdermi come voi tra le fantastiche e complicate St. e Av. piene di quella vita dolce e assurda che scorre nelle arterie brulicanti di NYC

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