Say NO to silence

Ore 9AM. Fuori piove che Dio la manda. Cats and dogs, per dirla all’inglese. Piovono gatti e cani…

Ad un grande tavolo di legno anticato nell’enorme e fredda sala riunione di un ufficio al 30mo piano di un palazzo a Midtown, siedono quattro donne e due uomini.

Si sta discutendo la linea editoriale di una rivista. La questione sulla quale ci si sta scervellando da almeno mezz’ora è: se includere o no un articolo sulla violenza sulle donne.

Le quattro donne, unite e all’unisono dicono di si, magari dando un taglio diverso alla cosa. I due uomini dicono di no. “Se n’è parlato già abbastanza.”

“Non c’è niente di nuovo da dire,” sembra pensare uno di loro. L’altro tace e abbassa lo sguardo.

Io intanto ribollo dentro e guardo la mia collega, seduta esattamente davanti a me, dall’altra parte del tavolo. I nostri sguardi si intendono subito. “Devo dire qualcosa,” penso intanto. Ma aspetto, io che come sempre studio chi sta di fronte a me per capire come attaccare, se serve.

“Che cosa scriviamo, ancora del “Me Too?”, insiste uno dei due.

Io mi alzo, vado a prendere un bicchiere d’acqua. Temporeggio. Ragiono. Non mollo.

E poi ritorno. E, con grande calma, dico semplicemente: “non se ne parlerà mai abbastanza. E finchè ci sarà qualcuno che pensa che sia già stato detto tutto, non risolveremo mai nulla.”

Testa sotto la sabbia, mi raccomando!

E invece no. Io la tiro fuori la mia testa. Perchè non ho paura. Perchè ho visto talmente da vicino che cosa significa la parola violenza, non su di me grazie a Dio, ma su care amiche che con grande difficoltà si sono aperte e ne hanno parlato.

Eppure, eppure anche loro fanno una grande fatica a discuterne. Perché “la gente non capisce.” Perché poi “chissà cosa pensano.” Ma soprattuto, perché poi “non ti guardano più con gli stessi occhi.”

Rileggiamola attentamente questa frase: non ti guardano più con gli stessi occhi. Ed è proprio così che si diventa vittime di nuovo.

E si perchè il nocciolo del problema, sta proprio in questa frase malefica: chissà cosa dirà la gente. È questa la cosa importante. Non quello che sentiamo e che vogliamo per noi e per chi ci sta intorno. E siamo tutti un po’ complici, sappiatelo. Con i nostri giudizi facili, e con le nostre rigidità personali.

L’elemento cardine sembrano essere gli altri e quello che diranno, eventualmente. Come quando ho dovuto cambiare una frase nel mio libro, perchè urtava la sensibilità di certi. E a momenti avrei anche dovuto cambiare una frase su mia madre, da lei stessa approvata, che “non ha avuto scelta”. “È troppo forte,” qualcuno ha detto, “va tolta.”

È troppo forte perchè è vera. E come le cose che sono brutalmente vere, possono anche far male, molto male. Possono far scuotere, far ragionare. Far paura. Ma io non voglio parlare di banalità. Voglio andare al di là. Ho bisogno di onestà, per me stessa, e per chi mi sta intorno.

Sappiate che l’articolo alla fine non è stato scritto. E quella frase, io l’ho dovuta togliere. E mi è spiaciuto tanto. Perchè queste sono tutte piccole opportunità di parlare di cose vere. Di scuotere un po’ le coscenze. E sono state puntalmente mancante. Missed opportunities.

Negli Stati Uniti una donna su tre è oggetto di violenza fisica o sessuale, almeno una volta nella sua vita*. E non pensiate per un secondo che la cosa non vi appartenga, che non vi tocchi. Una di queste donne potrebbe essere molto più vicina di quanto pensiate. Solo che magari non dice nulla. Soffre in silenzio. O magari ne parla, ma non viene capita, non viene creduta.

Un po’ come quando si dice “era una famiglia modello”, “erano persone per bene”. E si, sono tutti bravi (e brave, perché qui non si vuole colpevolizzare nessuno, esiste anche la violenza al femminile – sia chiaro, ma non è questo l’oggetto del mio articolo) e come sempre succede, nessuno si accorge mai di nulla.

Nessuno ha visto. Nessuno ha sentito. E soprattuto, nessuno ha chiesto.

*The National Domestic Violence Hotline

 

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