You gotta love Millennials

Basta! Ma cos’è questo accanimento contro i Millennials?

Quando il mio caro amico Joe  mi ha mandato questo video sui #Millennials , ho pensato che era arrivata l’ora di dire il mio punto di vista ed intavolare un bel confronto (speriamo non troppo acceso). Io e Joe abbiamo questa sfida a colpi piuttosto bassi con tanto di frecciatine e battutine sarcastiche che va avanti da mesi ormai. Nata negli anni ’80  in Italia io e negli anni ’70 negli States lui, abbiamo due idee diverse su chi siano e  cosa rappresentino i Millennials. Per lui ragazzini spocchiosi, viziati ed abituati ad avere tutto facilmente. Per me sognatori che credono di poter cambiare il mondo un passo alla volta. Certo, per pensare di poter cambiare il mondo bisogna credere molto in se stessi. Però serve anche una buona dose di fegato. E, soprattutto, serve la dote essenziale ad affrontare tutte le avversità della vita: saper cadere e rialzarsi, il prima possibile. In questo secondo me noi Millennials siamo esperti. Siamo cresciuti pensando di poter fare qualsiasi cosa. Letteralmente. Siamo però anche cresciuti imparando che il mondo è in costante cambiamento, lo stesso cambiamento che inseguiamo, perseguiamo ed accettiamo noi. Di conseguenza siamo malleabili e pronti a rimetterci sempre in gioco. Questa prerogativa ci rende attraenti dal punto di vista professionale.

Per chi non lo sapesse, definiamo chi rientra in questa categoria: i Millennials sono i giovani nati tra gli anni ’80 e il 2000 e rappresentano l’ultima generazione del XX secolo. 

Nei mesi scorsi, proprio nell’intento di cercare di capire se rimanere qui a New York o cambiare per un po’, ho parlato con tante amiche  ed amici che vivono sia in Italia che all’estero. Abbiamo tutti più o meno la stessa età. Siamo Millennials. Abbiamo lavori più o meno soddisfacenti. Siamo abituati a viaggiare come nessun’altra generazione prima di noi. Per noi casa non è l’Italia ma l’estero. Per noi è “normale” venire a New York per un week-end. E’ normale cercare lavoro in Europa. E’ normale parlare almeno due lingue, se non tre, correntemente. Abbiamo amici dislocati in tutto il mondo. Siamo sempre connessi. Siamo instancabili. Crediamo ancora che sia possibile conciliare famiglia e carriera. Forse meno in Italia che in altri luoghi.

Noi Millennials siamo più difficili da conquistare, facciamo shopping in maniera selettiva, dopo aver letto reviews online e dopo esserci confrontati con amici e conoscenti. Siamo più consapevoli, attenti all’ambiente e al benessere nostro e di chi ci sta intorno.

E poi ci crediamo. Io ci credo tutt’ora. Credo che sia possibile trovare un lavoro che possa essere anche appagante. Quando parlo di questo argomento con i miei, proprio non ci capiamo. Per loro, persone semplici e grandi lavoratori (proprio come nella migliore tradizione veneta) non si lavora per piacere. Si lavorava per lavorare. E così quando dico a mia mamma che devo ancora trovare la mia vera e propria strada, professionalmente parlando, siamo troppo distanti per poterci capire. E finisce sempre così: lei che mi dice che devo anche sapermi accontentare e che il lavoro è lavoro. Ed io che rispondo che non mi posso accontentare, e che ci devo provare a fare qualcosa che mi soddisfi. Poi magari non ci riuscirò, ma ci devo provare. Ecco, questo è un Millennial: uno che ci prova, a prescindere dal risultato. Perchè solo continuando a lavorare sodo, impegnandosi e provando a trovare la propria strada, con vari tentativi più o meno di successo, si arriva alla giusta destinazione. Qui negli States questa definizione si associa molto spesso anche al concetto di “imprenditorialità”, che è a mio parere una delle caratteristiche di noi Millennials.

E allora che dire: proviamoci, dai!

 

 

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Emanuela Falco ha detto:

    Ciao, che carino il tuo blog, ti ho scoperta da poco e mi sono iscritta, se ti va passa anche da me mi farebbe piacere. Un bacio

    Mi piace

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