La mia mamma

La mia mamma è speciale.

Partiamo dal nome: Tommasa.

Come nelle storie più romantiche, non è frutto di casualità, bensì un omaggio ad una storia d’altri tempi. Mia mamma racconta che a casa del nonno (in quanto terzo figlio maschio, aveva evitato di partire per il fronte durante la seconda guerra mondiale, portando il suo contributo attivamente come partigiano) si era nascosto per qualche mese un giovane siciliano che nominava sempre la sua adorata Tommasina.

Nata proprio in questo giorno, il 29 novembre, di qualche anno fa, mia madre è una di quelle donne che ha lavorato tanto, ma tanto. Alla fine delle scuole elementari i nonni la mandarono ad imparare il mestiere di sarta due volte alla settimana. Il resto dei giorni erano dedicati ad aiutare nel lavoro dei campi, a sciaresare bietoe, come spiega sempre lei con gli occhi emozionati. Ovvero: a togliere tutte le erbette che nascevano intorno alle piante di bietole, cosi da dare loro lo spazio necessario e la luce per crescere. E poi c’erano le mucche a cui badare, Mitra, Belga, e Olga. Ogni mattina alle 6 mia madre ed il nonno mungevano le mucche per avere il latte fresco. Le giornate trascorrevano in maniera semplice, scandite dal ritmo del lavoro. Dalle battute di caccia in campagna, con il cane Tullo a guidare tutta la famiglia.

Mamma si e’ sposata giovane. Ha avuto 4 figli ed ha dedicato tutta se stessa a loro. A noi. A me. Mamma è la mia prima fan. Da i miei bigliettini da visita a dottori, commesse, perfino al check-in in aeroporto (successo di recente!).

Fa acqua-gym due volte a settimana. Quasi tutti i giorni, dopo pranzo, va a camminare con una delle sue amiche. Alla sera con papà gioca a carte oppure cerca con cura il pezzo mancante per uno dei suoi tanti puzzle.

Con il passare degli anni ed i miei viaggi sempre più frequenti e duraturi, è dovuta diventare tecnologica. Anzi, ha voluto fortemente  diventarlo, sempre pronta com’è ad imparare cose nuove. Ha una memoria incredibile e come fa i conti lei neanche Fibonacci. Non la freghi mai, la Tommy.

Mi ha vista stesa su un letto imbustata in un gesso da sotto il seno alla gamba sinistra per mesi. Mi ha osservato da lontano perdere l’Amore della mia vita. Cadere nel baratro e, piano piano, rinascere. Mamma è da sempre lì al mio fianco, a volte un po’ troppo pressante, come solo le mamme sanno fare. Ma sempre con tutto il suo enorme cuore.

E allora sappilo, cara mamma, che ogni piccola cosa che riesco a raggiungere, la faccio anche per te, che non hai potuto fare tutto quello che avresti voluto e potuto. Perché erano altri tempi. Perché non si faceva.

Se tu fossi stata me a quest’ora saresti già diventata Presidente di qualcosa. Io probabilmente non diventerò presidente di niente, ma avrò seguito il mio cuore e sarò stata davvero libera. Geograficamente. Fisicamente. Intellettualmente.

Libera di farmi guidare dalla mia pancia pur usando tutto il pragmatismo che mi hai insegnato. Libera di guardarmi allo specchio e realizzare la fortuna di vivere in questi tempi dove ancora non è tutto perfetto ma qualche passo in avanti è stato fatto (per noi donne). Libera di far sentire la mia voce se non mi piace quello che vedo. Libera di dire quello che penso, sempre.

Tanti auguri, cara mamma!

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