CHARLIE, il broker di Wall Street

Faccia da schiaffi. Alla grande. Palestra tutte le mattine alle ore 6AM. Quaranta minuti di cross-fit. Colazione con rosso d’uovo, oatmeal e semini. Arriva al lavoro a piedi, dopo essere sceso dall’ascensore stile montacarichi del suo palazzo, un loft a TriBeCa che una volta era un magazzino di stoffe, con le grandi finestre a quadrettoni e i soffitti altissimi. Il New York Times sotto braccio, il cellulare sempre a portata (non sia mai che si perda qualche notifica della CNN) e la sua valigetta 24 ore in pelle quasi “umana”.

Corpo asciutto, occhiali da sole per non rivelare mai il suo sguardo. Un mix tra una Iena Mediaset e Joe Black. È un buono che ha dovuto imparare ad essere cattivo. Per lavoro. Fa il broker a Wall Street. Tutte la mattine, al suono della famosissima campanella si mette a comprare e vendere azioni. La sua specialità? L’energia rinnovabile.

Nato a Sydney, Australia cresciuto tra LA e Boston, causa lavoro del padre, adora le bistecche al sangue, il guacamole super spicy e le belle donne. Una cheerleader come prima fidanzatina. Ha giocato come quaterback nella squadra della sua università. Che cliché!

Lo conosco mentre ancora lavoro a Wall Street, e diventiamo subito amici. Io dopo poco mi sposo. E lui pure. Passano gli anni, ci si perde di vista. Lo ribecco un giorno in metro mentre vado al lavoro. Mi dice: “dai vediamoci!”. Io rispondo: “ma certo!”, pensando che tanto non l’avrei rivisto mai più. E invece no. Mi scrive appena arrivato a casa, su Facebook. Ci vediamo per una cenetta a base di ostriche nel mio ristorante preferito a Williamsburg – Maison Premiere. Bel colpo ragazzo, come primo date!

An no, ma non era un date. Cosa avete capito!!
Cacchio, siete così scontanti ragazzi…

E pure io, che banale pensare che solo perché uno ti porta a mangiare le ostriche voglia anche qualcos’altro… che ne so, sposarsi e avere dei figli!

Eggià, devo proprio aver frainteso. Le ostriche non significavano nulla. E neanche la galanteria e le belle parole e la connessione intellettuale e gli sguardi… e l’incontro casuale in metro (segno del destino!? Macché!).
Era solo un modo “to reconnect”. Per riconnettere. Solo amicizia.

Mi scrive che vuole solo essermi amico, e che mi vuole tanto bene.
Ma io che sono sempre tanto emotiva e sensibile, nonché brutale nelle mie risposte, gli rispondo che lo amo e che non posso vederlo in altro modo. Amore per sempre oppure niente. Non lo posso sentire, mi farebbe troppo male.

Se ci penso adesso rido. Ma tu pensa a lui, povero, che mi ha beccato per caso in metro, e da grande gentiluomo qual é mi ha portato a cena e mi ha poi invitata a casa sua per mangiare la carne di canguro in occasione dell’Australia Day (non tutto nella stessa sera, grazie a Dio!)… e io gli sono arrivata con tutte le mie aspettative, il cavallo bianco, la carrozza e tutto il resto.

L’ho rivisto pochi giorni fa, e gli ho detto che sarebbe stato il protagonista di una mia storia. Mi ha dato il permesso di scrivere questo pezzo dedicato a lui con una sola condizione: avrei dovuto essere sincera.

Lo sono stata. Sincera. Perché diamo sempre la colpa a questi poveri uomini (parlo per me, ma credo lo facciano in tante). Non va mai bene niente di quello che fanno. Eppure a a volte, non hanno davvero colpe.

Penso che tra me e Charlie stia per iniziare, anzi continuare, una bellissima amicizia.

Non è lui.

Ma voi ci credete all’amicizia uomo donna?

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