You keep going

A New York piove da quasi una settimana. In giro si vedono turisti con improbabili impermeabili di plastica trasparente con su scritto “I love New York”. Indossano pantaloncini corti e troppo stretti, e t-shirt con scritte ispirazionali. Ai piedi, le infradito. Very appropriate! Agli angoli delle strade, sotto gli scaffolding (n.d.r. le impalcature) business men dotati di cravatata ma non di ombrello, si riparano dalla pioggia in attesa di poter correre al prossimo appuntamento. Alla fermata del bus non si è mai vista così tanta gente. Noi donne ci guardiamo tutte perplesse, con i nostri capelli arruffati dall’umidità e dal fumo e le borse di carta diventate poltiglia. OPS! Mi sono appena caduti per terra i quaderni! Sospiro e guardo in verso il cielo. Solo che non si vede nulla. Solo tanto grigiume. Che giornata di mxxxa!

Arrivo trafelata al mio appuntamento. Di corsa. In ritardo. Impresentabile. Vado in bagno e mi ricompongo. Tiro fuori tutto l’armamentario dal mio zainetto: spazzolata ai capelli, passatina di cipria, burro cacao. Passo dalle sneakers alle décolleté. Ci sono. Salgo al secondo piano e l’occhio mi cade su un individuo dal fare furtivo che, in cucina, sembra stia “rubando” i biscotti dalla grande scatola di latta. Rido di gusto tirando la testa all’indietro.

“Dexter, what are you doing?”

“It’s 7PM Anna, and I am still at the office. I need some help here!”

Arrivo al secondo piano con un gran sorriso. Esco dopo un’ora, ancor più sorridente. Anche oggi la giornata è finita. Ma quante ore ci sono in un giorno? Mai abbastanza!

Rimetto le sneakers. Fuori intanto ha smesso di piovere. Thanks God! Corro a prendere la metro rossa, linea 1. Cambio a Times Square con la 7. Mi siedo e respiro profondamente. Davanti a me una coppia giovane. Non smettono di baciarsi. Sono proprio belli insieme.

Arrivo a casa. Ormai è buio. Apro la porta e c’è Lei è di fronte a me, Manhattan. Con tutte quelle luci. Apro la porta del terrazzo, per far circolare l’aria fresca. Faccio una doccia al volo. Mi metto comoda: leggings ed una t-shirt extra large. Vado a prendere una candela e l’accendo. Intanto, tiro fuori il gelato al pistacchio dal freezer. Accendo anche le lucine e mi siedo sul divanetto. Un minuto di silenzio per me.

E non appena mi fermo, il cervello riparte. “Sto facendo la cosa giusta?”,  mi chiedo. Non è che dovrei smettere di correre così? Ma per cosa sto correndo, poi? Quali sono le cose davvero importanti? Che cosa voglio per me?

Quest’anno compio 35 anni e sono esattamente dove NON avrei MAI voluto essere, dal punto di vista personale. Single e senza figli. Ho però un lavoro che amo, una splendida famiglia e amiche/amici che mi supportano/sopportano. Mica si può voler tutto dalla vita, del resto? A qualcosa bisogna pur rinunciare.

Eppure non riesco ad essere “piena”. Mi manca qualcosa. Ogni tanto penso che in realtà, forse forse, un matrimonio ed un figlio non li voglio. Oppure?

Oppure mi sto auto-convincendo di non volerle, queste cose. Dato che non posso averle. Per ora. O per sempre?

Ma chi lo sa? A mala pena so quello che farò domani.

Chiamo Jenn. Sempre lei. Così pragmatica. Così diretta. Le dico:”I thought I had it all under control, at one point. But I lost it“. I am not sure of what I am doing and why“.

La sua risposta?

“Do you think anyone knows? You just kind of do it. And you keep going”.

 

 

 

 

 

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