Il contagocce di parole

Immaginatevi se potessimo tutti dire “ti amo” solo una volta nella vita.

“Scusa” lo potremmo invece dire, che ne so, 1000 volte.

“Sei cosí bella”… facciamo cinque?

Ecco, daremo più valore alle cose. Magari attenderemmo il momento giusto. Invece di aprire la bocca e far uscire quello che ci viene in mente, cosí a random.

Succede che in questo periodo di traghettatori, di gioiosa quotidianità e di notizie inaspettate, arrivi un timido ti voglio bene. Inatteso, e per questo splendido.

Abbiamo settato tutte le regole:

1) non ci si può innamorare;

2) questa è solo una cosa di passaggio.

Dalla mia (!) bocca sono uscite le seguenti parole:

Tu sei il traghettatore, ed io la tua traghettratrice. Ci vorremo un gran bene. Ma a scadenza. Ritorneremo alle nostre vite dopo essere cresciuti insieme. Dopo aver percorso per un periodo la stessa strada. Dopo esserci migliorati a vicenda. Confrontati. Amati con affetto e passione“.

Solo che uno puó mettere tutte le regole che vuole. Ma tanto alla fine è sempre lui che vince: il cuore.

E cosí, io che adoro le regole, le ho infrante. Tutte. E che cosa succederà ora? Non lo so ragazzi. Ma sono cosi felice di aver dimostrato a me stessa che si, posso innamorarmi di nuovo, che tutto il resto è un dettaglio.

Ma riprendiamo le redini del discorso: cosa ve ne pare dell’idea di tenere il conto delle parole importanti che diciamo? Se al massimo potessimo usare un vocabolo 10 volte. Oppure cinque, o anche solo una?

In questo mio mondo immaginario, ognuno di noi sarebbe dotato di un contagocce di parole. Arnese che immagino di vetro “solido”, con le tacchette rosso carminio e le nostre iniziali lí dove si preme per far uscire la goccia. Una goccia che sa di edera e di primavera.

Ascoltare certe parole avrebbe un suono completamente diverso. Più profondo, vero, onesto. Tutte parole cosí belle, che si sono perse nel confuso trambusto di questi tempi.

Bene, l’ho detto. Anzi, l’ho scritto. E ora rimmarrà in questo libro aperto che è internet. Verrà sommerso da articoli successivi. Da accadimenti. Dal tempo. Alla fine rimmarrà solo un emozione.

La stessa emozione delicata che mi ha fatto decidere di raccontare la storia di Anna e Marco. Cosicché, anche tra 20 o 30 anni io possa dire con un gran sorriso: “si, la protagonista di quella storia sono proprio io! Ho avuto il privilegio di vivere una storia d’amore cosí bella, al di la del tempo e dello spazio. Una storia che resterà sempre dentro una scatolina, nel mio cuore. Chiusa a chiave, una chiave bella, pregiata, solo mia. Che nessuno potrà mai portarmi via.

E sapete chi mi ha fatto realizzare questa cosa? Proprio lui: il traghettetore.

 

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