Almost there. Ci siamo quasi.

FLAG ITA  E con oggi siamo a tre. Tre giorni di felicita’ intensa. Quando ho ricevuto la chiamata non potevo crederci. E’ ora. Ci siamo quasi.

Ho lasciato tutto. Il progetto al quale stavo lavorando poteva aspettare. Avevo bisogno di elaborare. Di staccare. Ero troppo felice per continuare a concentrarmi, a scrivere, a raccontare, come se nulla fosse. In un momento di felicita’ vera come questo. Mica potevo. Dovevo uscire, godermi la brezza fresca, la luce dorata del tardo pomeriggio newyorchese. E quanto mi sono emozionata a prendere la metro, la stessa che prendo tutti i santi giorni, sapendo pero’ che il mio unico obiettivo era quello di arrivare a desinazione, sedermi, osservare e ringraziare. Essere grata per tutte le cose belle che stanno succedendo, e anche per quelle brutte, che mi hanno accompagnata fino ad oggi. Che mi hanno resa piu’ vulnerabile e piu’ forte allo stesso tempo. Piu’ vera.

Ecco, questi momenti vanno riconosciuti. E se si ha la fortuna di riconoscerli, tocca mollare tutto e realizzare. “Ma davvero sta succedendo a me?” La domanda continua a riturnare nella mia mente.

Ho messo su i miei jeans bianchi ed una t-shirt nera, semplicissima. Sneakers argentate, rossetto rosso e sono partita. Destinazione: Washington Square. E’ il mio rifugio di felicita’, con la sua fontana sempre guizzante, con gli artisti a suonare o a dipingere o a cantare. Mi siedo li ed il mondo succede intorno a me. La vita scorre. Ognuno impegnato nel proprio piccolo universo e cosi’ connesso al proprio vicino senza rendersene conto.

Scendo con la metro verde a Union Square, cammino su University Place, verso Downtown e dopo qualche blocco inizio a vedere l’arco. Passo sotto, guardando in alto ed osservando i bassorilievi fioriti della volta. Incrocio lo sguardo di una signora anziana giustissima con il suo cappello di paglia con un grande papavero cremisi laterale. Ci sorridiamo.

Mi siedo su una panchina.

Osservo la gente intorno a me.

Penso.

Martedi’ prossimo diventero’ cittadina americana. Per davvero. Il gentilissimo signore che mi ha chiamato ha detto proprio cosi: “siamo in ritardo con la spedizione delle lettere e quindi stiamo chiamando telefonicamente tutti. La aspettiamo martedi’ 29 agosto”.

Con il cuore in gola ho chiuso la chiamata.

“E ora cosa faccio?”, mi sono chiesta a voce alta.

Ho saltato (letteralmente).

E poi ho messo una musica di sottofondo – Love generation by Bob Sinclair. Ho sempre bisogno di musica nei momenti piu’ significativi della vita, belli e brutti. Decido di prendermi qualche minuti per assaporarla la cosa. E poi arriva l’esigenza di condividerla questa felicita. Sapete, si possono avere tutte le cose del mondo, ma se non c’e’ vicino a noi qualcuno da abbracciare, da chiamare, a cui raccontare di questa felicita’, niente ha senso.  E cosi’ sono iniziate le chiamate. Prima mamma e papa’. Poi Ilaria. Poi le mie amiche e la mia famiglia in Connecticut.

Mentre sono su facetime con mamma e papa’ iniziano ad arrivare cuori, ali, soli, stelle… bandiere americane. E’ cosi che ci esprimiamo di questi tempi: a mini immagini evocative.

Beh ragazzi, qui c’e’ da festeggiare. Io ho gia’ iniziato. E non serve far molto. Un pizza, quattro ciacole, e tanti sorrisi.

A martedi’ per il resoconto completo di questa bellissima avventura!

FLAG US And with today, I am up to three. Three days of intense happiness. When I got the call, I couldn’t believe it. It’s time. Almost there.

I left what I was doing. The project I was working could wait. I had to elaborate the piece of news I just received. To separate myself form everything else. I was too happy to continue, to keep writing and story telling as if nothing had happened. In a moment of happiness like this. I just couldn’t. I had to get out, and enjoy the beauty of the New York late afternoon, with its warm golden light and the fresh breeze. I was so thrilled when I got on the subway, the same one I take everyday. But now it was different. My only objective was to get to my destination, sit down, observe what was happening around me and be thankful. No meeting to get to. No groceries. No nonsense.  I just needed to find a place where I could simply be thankful for all the beautiful things that have been happening lately. And for the bad ones too. ‘Cause both have made me the woman I am today. More vulnerable and much stronger at the same time. More real.

These moments must be recognized. And if one has the fortune to do recognize them, it becomes a responsibility to stop the madness, leave everything and ask “is this really happening to me?”. Yeah. That’s the question that keeps popping into my mind.

I put on my favorite white jeans, a simply black t-shirt and my silvery sneakers. And of course red lipstick. Then I left.  My destination? Washington Square. It’s my secret happy shelter with its fountain and the many artists busy playing, painting and singing. I sat down and the world was happening around me. Life was happening. Everyone immersed in their own universe, and so unknowingly close to each other at the same time.

I got off at Union Square with the green line, I walked along University Place towards Downtown. A few streets after I saw the arch. I walked underneath it and I raised my chin to observe the flowery low relief on its vault.  I made eye contact with a lovely elderly woman. She was for sure the most stylish in the entire square with her straw hat with a bit crimson poppy on its side. We smiled at each other.

I sat down on a bench.

I observed the people around me.

I thought.

Next Tuesday I will officially become an American citizen. For real! The kind gentleman who called me said exactly that: “we are a bit late with the letters so we are calling everyone to let them know. We will see you next Tuesday, August 29th”.

My heart was beating super fast. I hang up the phone.

“What do I do now”, I said out loud.

I jumped (literally).

Then I got the music on – Love generation by Bob Sinclair. Music always accompanies me in my big moments, both good and bad. I decided to take a few  minutes to taste this moment of happiness. And then I knew that I had to share it. You know, you can have all the things in the word, but if you don’t have anyone to hug, to call, to tell about your happiness, it’s all worthless.  That’s how the calls started. First mum and dad. Then Ilaria. Then my friends and my family in Connecticut.

While on Facetime with mum and dad, I started to receive hearts, wings, suns, stars, American flags. A modern way to express emotions.

Well guys, it’s certainly time to celebrate. I already started. Good pizza, great conversations, and a lot of smiles.

Stay tuned for the full story, next Tuesday!

 

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Congratulazioni! Io devo ancora superare lo step per applicare alla green card…la vedo così una long way to go…

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