“Trentenni” in NYC

ECCO IL MIO ARTICOLO PUBBLICATO SUL BLOG I Trentenni.

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Come si vive a New York da trentenni?

Con alti e bassi. Come dappertutto.  Solo che forse qui gli alti sono più alti. E i bassi più bassi.
La grande differenza la fa la città: quando tutto va male, così come quando tutto va bene, si può uscire di casa e camminare per ore e farsi immergere dai colori, dai suoni, dagli odori, dalle luci. Da New York, insomma.
La città salva da tutto. Ma può anche far affogare nella sua promessa.

Mi chiamo Annalisa, per tutti semplicemente Anna. Sono arrivata a New York un caldo 26 maggio di 11 anni fa. Avevo con me solo una valigia ed un indirizzo, anzi due.
Quello di casa, nel Queens, dove avrei vissuto con la mia roommate turca e quello della compagnia dovrei avrei fatto uno stage, anzi un internship come si dice qui a NYC.
Io sono una di quelle che crede ancora nell’American Dream. Anzi, nel New York Dream. Il sogno americano è ancora bello vivo, un po’ dappertutto negli States ma in particolare, a mio parere, qui a New York.

Lo vedo ogni giorno: quando prendo la metro n. 7 per andare al lavoro, quando cammino lungo la 5th Avenue per andare verso downtown, o quando passeggio a Central Park per sentirmi un po’ più a casa. Persone che lavorano tanto, sodo, camminano veloce, sono determinate ad arrivare.  Ci credono e non mollano. E tutta questa resilienza prima o poi porta da qualche parte.
La mia storia è simile a quella di tanti trentenni italiani di oggi. Università, Erasmus (in Germania), vari stage ed esperienze lavorative fino a che arriva l’opportunità della vita. Le famose sliding doors. Le porte si sono aperte ed io mi ci sono fiondata. E così sono arrivata a New York per uno stage.
Dopo un paio di visti è arrivata la Green Card, la Carta Verde (n.d.r. permesso di residenza permanente) e con essa la “libertà” di non essere più legati alla compagnia che sponsorizza il visto, e magari di lavorare in proprio.

La vita di noi trentenni italiani qui a New York è fatta di tanti eventi: networking, charity, art, personal growth… è un po’ come se fossimo affamati di conoscenza. Affamati di crescita. Di miglioramento. Siamo tutti connessi, estremamente social.
Facciamo la spesa online. I portieri dei nostri palazzi ci danno il buongiorno al mattino e alla sera, dopo una lunga giornata, ci dicono “welcome home”.
Nei week-end andiamo Upstate New York. Facciamo qualche gita fuori porta a Boston, Washington o Philadelphia. In estate facciamo una cappatina agli Hamptons. Ad agosto torniamo spesso in Italia dove tutti ci coccolano. A Natale si ritorna rigorosamente a casa, perché a New York che tristezza senza la famiglia! Festeggiamo Halloween e Thanksgiving, e ci manca da morire la gita fuori porta di Pasquetta o il ponte dell’Immacolata. Ordiniamo il take-away spesso, di tanto in tanto cuciniamo se siamo in compagnia. Rigorosamente italiano, con prodotti scelti accuratamente da Eataly o da Buonitalia a Chelsea Market.

Siamo tutti alla ricerca di (in ordine sparso): un nuovo lavoro, un nuovo appartamento, o un nuovo amore.
A volte di tutte e tre le cose insieme. Come a dire che la lotta non finisce mai.
C’è sempre un qualcosa per cui impegnarsi. Un qualcosa che manca. Di tanto in tanto succede che tutti e tre gli elementi ci siano, e allora interviene la vita a scombinare le carte. E noi con quelle carte dobbiamo giocarci, a prescindere da cosa abbiamo in mano. Ma nel frattempo New York ci ha insegnato ad essere forti e a continuare a lottare per i nostri sogni. Anche quando nessun’altro ci crede o nessuno ha la nostra visione. Così spesso ci re-inventiamo. Un corso, un master, una persona che conosciamo e diventa il nostro mentore. Ci rimettiamo in gioco e ci proviamo. Intanto impariamo da tutte le esperienze che facciamo, cresciuti come siamo con il mito di Steve Jobs ed i puntini che ad un certo punto si uniranno.

Ecco, siamo trentenni. Viviamo a New York e abbiamo la possibilità di fare tutto ciò che la nostra mente, la nostra volontà, ed il nostro cuore ci dicono. Qui è ancora tutto possibile. Nessuno ci regala niente, facciamo enormi sacrifici. Ma crediamo che sia possibile farcela. É questo a motivarci. Ed è questo il potere di New York : la possibilità, reale, papabile, di farcela.

Ecco l’articolo pubblicato sul blog.

 

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Zegret ha detto:

    Quanto mi piace questo articolo, fluido e avvolgente. Lo rileggerei un’altra decina di volte. Complimenti!!

    Mi piace

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