Working remotely

FLAG ITA  Working remotely, ovvero: lavorare in remoto. E’ un tema che credo interessi molto in Italia, dove forse ancora non siamo arrivati a questo livello di flessibilità.

Amazon, Google, Apple e tante tech companies (e non) negli States offrono la possibilita’ di lavorare in remoto alcuni giorni della settimana lavorativa, se non tutti. Io stessa, nella mia personale esperienza, ho sempre trovato aziende disposte ad accomodare le esigenze dei dipendenti, se validi. Lo scrivo anche se credo non ci sia bisogno di dirlo (no?). Alcuni esempi: dipendenti con un commute (n.d.r. tempo di percorrenza tra casa e l’ufficio) di 2 ore e più – 4 e più tra andata e ritorno quindi, dipendenti che cambiano città o stato per motivi famigliari o di lavoro del proprio partner, o dipendenti che hanno la necessita’ di seguire i figli che stanno crescendo.

Va detto che ogni compagnia ha consuetudini diverse e non e’ sempre tutto oro quello che luccica. Inoltre, nelle piccole aziende spesso e’ meno semplice implementare questo tipo di flessibilità: tutti devono essere pronti a ricoprire ruoli diversi e ad essere fisicamente presenti.

Io sono stata molto fortunata: il mio primo capo, a cui devo tutto, Robert – brillantissimo uomo inglese innamorato del calcio e della fisica – ragionava e agiva in pieno stile “Google”. E cosi’ il nostro ufficio era dotato di un’area per i figli dei dipendenti (nursery), un’area relax con un divano, tv & co., dei bagni splendidi (uno dei quali con la doccia), spazio per le bici e per gli scooters. E poi una cucina sempre rifornita di tutto ciò che i dipendenti desideravano. Un open concept degno delle più grandi aziende, pensato e realizzato in ogni dettaglio avendo in mente le esigenze dei dipendenti.

Ma lavoro flessibile a mio parere vuol dire non solo il poter lavorare il remoto, che già di per se e’ fantastico, ma il livello successivo ovvero: lavorare da qualsiasi parte del mondo ci si trovi. E cosi’ mentre ero in viaggio in Norvegia, per due giorni ho lavorato ad un progetto che aveva come scadenza proprio uno degli ultimi giorni della mia permanenza all’estero. La cosa e’ possibile perché c’e’ la flessibilità da entrambe le parti di collaborare insieme. Questo ovviamente vuol anche dire che si deve essere sempre disponibili. 24/7 come diceva Crozza-Formigoni. A mio parere questo e’ possibile anche e soprattutto perché c’e’ un alto livello di professionalità e di dedizione. Se invece che lavorare si andasse a far la spesa piuttosto che a fare le proprie commissioni, il gioco non reggerebbe. E cosi’ funziona perché c’e’ serietà ed impegno da entrambe le parti e perché si viene giudicati in base alla performance e agli obiettivi raggiunti.

Voi cosa ne pensate? Come vanno le cose in Italia sotto questo punto di vista?

***

FLAG US  Working remotely. I think that this is a very interesting topic in Italy, where there isn’t such a lever of flexibility yet.

Amazon, Google, Apple and many other tech companies (and other industries too) in the US are giving more and more the possibility to work remotely a few days a week if not the entire work week.  In my very own experience, I always worked with companies willing to accommodate the employees’ needs, that is if they were valid employees. But I don’t think that I really need to specify that (do I?). Some examples:  Employees with a commute of 2+ hours (i.e. 4+ for each way), employees who have to move to a different town/county/state because of the partner’s work opportunity, employees who wants to dedicate more time to their kids.

Let me be clear: each company has different best practices, all that glitters ain’t gold. Also, in small companies it’s often difficult to implement this kind of flexibility has everyone is indispensable and has to be ready to do whatever is asked and to be physically present.

I have been very lucky: my first boss, to whom I owe everything, Robert – a brilliant Englishman in love with soccer and physics – had a “Google”-kind of mind. Our office was therefore fully equipped with an era for the employees’ kids (a nursery), a relax area with a lounge couch, a tv & co., spectacular bathrooms (one of which with a shower! yes, a shower!), bike racks and scooter racks. And then a fully stocked kitchen with everything the employees preferred. An open concept worthy of the biggest companies, realized with the employees’ needs in mind.

To be flexible work means even more than working remotely, which by itself is already pretty amazing. I have in mind the next step: working from anywhere in the world. Which is exactly what I am doing right now. While I was in Norway, for example, I had to finish up a project with a deadline right towards the end of my stay. So I worked for a couple of days. And it was totally fine. This is possible, in my opinion, because there is a mutual flexibility to collaborate together. Which implies that one has to be available all the time, 24/7, as Crozza-Formigoni used to say.  But more importantly, it’s possible because there is a high level of professionalism and dedication. If the employee working remotely would choose to go buy grocery or to run some errands instead of working, the all concept would collapse. The reason why it seems to be working here in US is because of the level of reliability and commitment from both sides and ultimately, because we are evaluated based on our performances and the objectives we reach.

What do you guys think? How are things in Italy?

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Lavorando in remoto dalla 6ta Avenue e 43ma Strada.
Working remotely from 6th Ave and 43rd Street.

 

 

 

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