QUANDO UNA STORIA D’AMORE FINISCE

La pila di piatti nel lavandino. Il vasetto di Nutella sopra il piano cottura. A portata e semi-aperto. Basta mezzo giro, e ci si rituffa dentro.

I vestiti appoggiati sulle sedie. Tutte le sedie. Non importa in quale stanza. Tanto sono solo quattro. Le stanze. Le sedie, quelle sono sei.

All’entrata di casa, scarpe in fila disordinata. Testimoni di giornate infinite e sfinite. Sneakers e tacchi. Ballerine e stivali antipioggia.

Il cappotto nero appeso all’appendiabiti a righe bianche e blu. In silente attesa di essere preso con la forza brutale di chi deve, nuovamente, ricominciare.

Le tapparelle semichiuse. Ad ogni ora del giorno. Non è tempo di luce, questo.

L’anta dell’armadio semiaperta. Il tappeto del bagno non allineato con la vasca. L’aspirapolvere fuori da giorni. In attesa.

È tutto in attesa qui. Io stessa sono in attesa. Di una decisione. Tutta mia. Che ho già preso da tempo. E ora devo solo comunicare.

La lampadina dell’abajour nera si è fulminata. Auto-eliminata. Neanche lei ha voluto vedere tutte quelle lacrime. Ad un certo punto, ha detto basta.

E anche io ho detto basta.

Ho mangiato gelato per cena. E cioccolato per colazione.

Ho chiamato le mie amiche agli orari più impensabili.

Ho dormito poco.

Ho vagato tanto.

E poi…

È tempo di dichiarazione dei redditi qui negli States, e così sopra il divano, così come sopra ogni superfice disponibile, ci sono documenti su documenti, divisi per categorie. Da giorni.

Non ho avuto la forza di sistemare. Ho lasciato tutto lì.

Ho sperato che, con il passare dei giorni, passasse tutto. E magari ritornasse tutto come prima. E invece no.

È rimasto tutto lì. Per tanti giorni.

E poi…

E poi, all’improvviso, è spuntanto il sole.

Le tapparelle sono state alzate. Fino in alto, proprio in alto. La luce è entrata. Tutto è tornato al proprio posto.

Perchè mie care donne, e miei cari uomini, siamo NOI a scegliere la felicità. Siamo noi a dover essere responsabili di noi stessi. E quando una situazione non fa più per noi, biosgna saper dire BASTA.

Bisogna saper guardare dentro noi stessi. Andare in quei posti nascosti dove non vorremmo mai dover andare. Eppure tocca. Succede. Chi non ci è passato prima, alzi la mano.

La cosa bella, perché c’è sempre un risvolto positivo nelle cose, anche in quelle davvero più difficili e tortuose, è che si impara. A conoscere meglio se stessi. E a conoscere meglio gli altri.

Ci sono sempre due storie, due versione di tutto. Nell’amore, nell’amicizia, nel lavoro. Due punti di vista. Due visioni. Due idee. Due concezioni.

E così, a volte non funzionano i tempi, altre la geografia. Altre ancora, a divergere sono gli obiettivi e le aspettative.

Bottom line: dobbiamo imparare ad essere meno severi con noi stessi e con chi ci sta davanti.

Di tanto in tanto, molto semplicemente e banalmente, le cose non funzionano. Per mille motivi.

Siamo solo persone. Con i nostri pregi e difetti. Con le nostre innumerevoli debolezze. Pieni di limiti e di complessità.

La cosa importante è sapersi sempre ritrovare e non smettere MAI di credere che un altro GRANDE amore arriverà. E sarà ancora più bello.

Buona domenica!

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